Esperienze e contributi degli psicologi sanitari
AREA SVILUPPO
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"Allenarsi
al coraggio". Programma psico-educativo per la preparazione
all'intervento chirurgico Poniamo
il caso che uno si trovi a camminare sopra un asse; se questo
giace sul suolo riesce a farlo con sicurezza, ma lo stesso asse
è sospeso sopra delle acque profonde, al posto di un ponte,
egli si sentirà barcollare impetuosamente e, ciò
non è altro che la sua immaginazione, l'idea di cadere
si imprimerà su di lui, e a essa le sue altre membra e
facoltà obbediranno. Introduzione I vissuti emozionali dei bambini risentono notevolmente dello stadio di sviluppo cognitivo e della qualità del legame di attaccamento con i genitori. Gli alti livelli di stress di questi ultimi infatti spesso determinano sensazioni di inadeguatezza e impotenza che interferiscono negativamente con l'efficacia dell'accudimento. Allo scopo di favorire l'adattamento psicologico di bambini e genitori all'esperienza dell'intervento chirurgico abbiamo strutturato un programma specifico. Perché
"Allenarsi al coraggio"? Conoscenze
scientifiche di base Autoistruzioni
cognitive (dirsi cose positive: "andrà tutto bene",
"non ci saranno problemi" ecc.); Struttura
organizzativa Settore
di Psicologia infantile Il programma ha previsto una prima fase valutativa, rivolta alle madri e realizzata al momento dell'ammissione in reparto, finalizzata ad approfondire, attraverso colloqui clinici e questionari, i vissuti relativi all'ospedalizzazione. La successiva fase operativa si è articolata in tre moduli didattici: Modulo
1: rivolto a gruppi di genitori e realizzato il giorno precedente
l'intervento. Ha riguardato attività per facilitare la
gestione dello stress, ristrutturare le convinzioni sull'anestesia
e l'intervento chirurgico, addestrare all'uso di tecniche cognitive
per favorire il controllo emozionale. Il modulo prevede la partecipazione
contemporanea di anestesista e psicologo. Eventuali
stress familiari attuali; Descrizione
del campione Analisi
dei dati Complessivamente le informazioni raccolte prima dell'intervento indicano che le madri di entrambi i gruppi sono consapevoli della facile risoluzione della patologia e della scarsa difficoltà dell'intervento chirurgico (grafico 5). Il giorno dell'intervento chirurgico le madri si sono valutate come abbastanza preoccupate ed ansiose: hanno espresso alti livelli di ansia relativamente all'intervento, all'anestesia e alle eventuali conseguenze (grafico 6). I punteggi ottenuti a queste domande sono stati sintetizzati in un unico indicatore denominato "ansia operatoria". I risultati (grafico 7), assolutamente sovrapponibili nella rilevazione preoperatoria [gruppo sperimentale = 8,5; gruppo di controllo = 8,4], subiscono importanti e significativi cambiamenti nella rilevazione successiva: le madri del gruppo che hanno partecipato alla sperimentazione si descrivono moderatamente in ansia nella giornata dell'intervento [gruppo sperimentale = 4,8] a differenza delle madri del gruppo di controllo che si descrivono come abbastanza in ansia [gruppo di controllo = 7,7]. La differenza tra i gruppi aumenta maggiormente nel giudizio sul decorso postoperatorio a distanza di una settimana: infatti le madri del gruppo sperimentale si valutano pochissimo in ansia [gruppo sperimentale = 2], mentre le altre ritengono di sentirsi sufficientemente preoccupate [gruppo di controllo = 5,5]. La differenza dei punteggi relativi alla giornata dell'intervento chirurgico e al decorso postoperatorio è risultata statisticamente significativa tra i due gruppi e all'interno del gruppo stesso. Il grafico 8 rappresenta l'aspettativa (fase preoperatoria) e la verifica (fase postoperatoria) della capacità personale delle madri di fronteggiare lo stress dell'intervento chirurgico. Questi elementi sono stati sintetizzati nel termine "sicurezza" delle madri. I punteggi indicano come nella fase preoperatoria le madri di entrambi i gruppi si percepiscano come sufficientemente capaci e sicure di fronteggiare le richieste associate all'intervento chirurgico [gruppo sperimentale = 6,8; gruppo di controllo = 7,2].Nella fase successiva è evidente il grado di maggiore sicurezza circa l'andamento del postoperatorio delle madri che hanno partecipato al progetto [gruppo sperimentale = 8; gruppo di controllo = 5,7]. Tale differenza è risultata statisticamente significativa. Il grafico 9 rappresenta la problematicità dell'intervento chirurgico per i bambini in termini di disagio. I risultati ottenuti confermano che a parità di condizioni iniziali di disagio, i bambini del gruppo sperimentale, secondo il giudizio delle loro madri, hanno vissuto l'episodio dell'intervento chirurgico in maniera meno problematica rispetto ai bambini del gruppo di controllo [gruppo sperimentale = 1,6; gruppo di controllo = 3,8]. Anche in questo caso la differenza è risultata statisticamente significativa. Discussione
dei risultati La metodologia utilizzata ha consentito alle madri che hanno partecipato al progetto di ridurre sensibilmente le loro preoccupazioni, di valutare realisticamente l'adattamento dei bambini, di aumentare notevolmente il senso di efficacia personale e di sicurezza. Abbiamo osservato anche un'influenza positiva del programma sul vissuto di fiducia realistica nei confronti dell'équipe medica. È importante sottolineare che le differenze tra i gruppi si riferiscono essenzialmente ai vissuti di ansia e preoccupazione delle madri, alla percezione di sicurezza ed efficacia personale dei genitori e all'adattamento del bambino all'esperienza globale dell'intervento chirurgico. L'esperienza di ascolto, attenzione e considerazione positiva sperimentate dalle madri, grazie alla condivisione delle attese e delle paure con gli "esperti" (psicologi ed anestesisti), ha consentito di creare un clima positivo di fiducia non solo nei confronti delle figure professionali e dell'istituzione sanitaria ma anche e soprattutto nelle proprie competenze in quanto figure di attaccamento primarie. Il progetto, a nostro giudizio, ha permesso ai bambini di essere rispettati nel loro diritto di ricevere giuste ed adeguate informazioni sulla "realtà" che avrebbero affrontato potendo contare, allo stesso tempo, su di un efficace sostegno dei loro genitori e sulla possibilità di utilizzare le proprie risorse personali (creatività, immaginazione, pensiero positivo) per fronteggiare il pericolo. La possibilità di essere "alla guida" della propria mente in un clima di fiducia e reciprocità ha rappresentato per i bambini un'occasione irripetibile di verifica positiva di sé. Allenarsi al coraggio, dunque, migliora la qualità di vita del bambino e del genitore poiché consente loro di appropriarsi di un ruolo attivo nell'esperienza dell'ospedalizzazione, influenzando il proprio benessere psicofisico e aumentando il senso di controllo sulle proprie esperienze. Riferimenti
bibliografici |
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