Un
approccio preventivo ai problemi di linguaggio: primi risultati
relativi all'uso dalla Parent Language Checklist su un campione
di bambini della Scuola Materna
di
Antonia Trenta
Psicologa A.S.L Teramo
Consultorio Familiare di Atri
Premessa
In
questo lavoro saranno presentati i risultati relativi alla sperimentazione
di un questionario , la Parent Language Checklist ö PLC,
somministrato ad un campione di bambini frequentanti la Scuola
Materna del Comune di Atri (TE).
Il questionario, messo a punto da alcuni ricercatori dellâUniversità
di Cambridge (Burden e al.,1996), è stato originariamente
utilizzato nellâambito di una ricerca sui Disturbi
del Linguaggio effettuata nel Distretto Sanitario di Cambridge,
UK (Cambridge Language and Speech Project ö CLASP).
Nellâambito di questo progetto, è stata studiata
sia in modo trasversale che longitudinale una popolazione infantile
compresa tra i 36 e i 39 mesi.
Nella fase di screening ci si proponeva di identificare
precocemente i bambini a rischio che venivano poi
sottoposti a test di valutazione delle loro abilità linguistiche
e motorie e osservati nel tempo.
Lo scopo era quello di ricavare informazioni utili per decidere
se, in presenza di un ritardo di linguaggio, era opportuno o meno
intraprendere un trattamento logopedico.
Uno dei maggiori problemi relativi allo screening e alla prevenzione
è, infatti, lo sviluppo di strumenti che siano validi dal
punto di vista predittivo e che forniscano una stima esatta del
problema in termini di prevalenza.
Il CLASP ha cercato di fornire un contributo utile al dibattito
attualmente in corso, considerando lâimportanza di una diagnosi
precoce e di un precoce intervento riabilitativo.
Vi è infatti un generale consenso che la precocità
del trattamento logopedico è associata ad un esito più
favorevole (Leonard e Sabbadini, 1995).
Inoltre, un riconoscimento precoce del disturbo può aiutare
a prevenire lâinsorgenza dei problemi emotivi e comportamentali
che spesso si associano ai quadri di Disturbo Specifico del Linguaggio
e che in seguito possono risultare dâimportanza clinica
primaria rispetto allo stesso disturbo del linguaggio. Mentre
infatti le forme cosiddette di ritardo sempliceä
(quelle che interessano soprattutto o selettivamente il versante
espressivo) vanno incontro ad una risoluzione o un miglioramento,
anche spontaneo, senza ulteriori complicanze (Shriberg & Kwiatowski,
1994; Stella, 1995; Whitehurst e Fischel, 1994), nei disturbi
misti recettivo-espressiviä, la prognosi è
nettamente più sfavorevole e lâassociazione di altri
disturbi, anche psichiatrici, è molto frequente.
Eâ evidente che per evitare un invio indiscriminato verso
trattamenti specialistici di tutti i bambini che presentano un
ritardo nella evoluzione delle competenze linguistiche, occorre
predisporre strumenti che siano il più possibile sensibili
(proporzione di casi veramente positivi) e specifici
(proporzione di casi veramente negativi ) in modo da ridurre i
costi che ciò comporterebbe in termini di spesa sanitaria,
le inutili preoccupazioni che una diagnosi precoce sbagliata può
creare nei genitori e le conseguenze che un etichettamentoä
in senso patologico arrecherebbe alla carriera scolastica del
bambino.
Metodo
Con
la presente ricerca, si è voluto dare un contributo sugli
strumenti adottati nella prevenzione dei disturbi di linguaggio,
avendo sviluppato del progetto sopra menzionato (CLASP) solo la
parte relativa allo screening,, cioè allo studio trasversale
della popolazione.
A differenza dello studio originario, in questa indagine la Parent
Language Checkleast (PLC) è stata
compilata non dai genitori ma dalle insegnanti dei bambini che
hanno frequentato il primo , il secondo e il terzo anno della
Scuola Materna del Circolo Didattico di Atri.
La PLC (riportata in Appendice) è un questionario di 12
domande che si possono considerare rappresentative dei diversi
ambiti dello sviluppo linguistico , sia sul versante espressivo
che recettivo.
I primi tre item (1-3) riguardano la chiarezza dellâarticolazione
e la intelligibilità del linguaggio del bambino e possono
essere considerati un buon indicatore dello sviluppo fonologico
e morfo-sintattico.
Il quarto item (4) misura la lunghezza degli enunciati (MLU) del
bambino.
I successivi cinque (5- 9) valutano, in varie forme e contesti
linguistici, le competenze nella comprensione.
Il decimo item (10) valuta lâappropriatezza nellâuso
linguistico (competenza pragmatica); esso può essere indicativo
di un deficit nella funzione comunicativa del linguaggio
che in molti casi risulta selettivamente danneggiata nelle sindromi
da alterazioni globali dello sviluppo psicologico.
Lâ undicesimo item (11) è una misura diretta della
ricchezza del vocabolario espressivo del bambino.
Lâ ultimo item (12) valuta lâeventuale presenza di
un deficit uditivo, attuale o pregresso, anche di natura transitoria.
Le domande, che nel progetto originario erano rivolte a bambini
più piccoli, in un età compresa tra i 36 e i 39
mesi, sono state indirizzate a bambini più grandi.
I questionari sono stati consegnati alle insegnanti nel Giugno
2000, dopo aver informato i docenti referenti di ciascun
plesso sulle finalità della ricerca ed averli istruiti
sullâuso della PLC.
I casi a rischio sono stati selezionati utilizzando lo stesso
criterio adottato dagli AA del CLASP, cioè di almeno un
singolo item positivoä della PLC, in modo da includere
il maggior numero possibile di bambini in un area di rischio potenziale.
Partendo dallâassunto che il livello di severità
dei ritardi di linguaggio è positivamente correlato al
numero di risposte positive, sono state individuate tre categorie
di rischio:
1)
Basso rischio (una risposta positiva);
2) Medio rischio (due o tre risposte positive);
3) Alto rischio (quattro
o più risposte positive).
Risultati
Dei
254 questionari distribuiti, tanti quanti sono i bambini che costituiscono
il nostro campione di ricerca, ne sono stati compilati 242,
pari al 95,3% del totale (tab. I).
Lâetà dei bambini esaminati è compresa tra
i 47,32 e i 70,48 mesi , con una media di età generale
di 58,04 mesi.
Utilizzando lo stesso cut-offä scelto
dagli autori del CLASP, sono stati individuati con la PLC
38 (15,7%) bambini, di cui 24 (9,9%) maschi e
14 (5,8 %) femmine (tab. II).
Considerando lâintero campione, 32 sono i bambini
che hanno riportato sia risposte positiveä che risposte
incerteä, mentre 70 sono i bambini che
hanno riportato solo risposte incerteä senza alcuna
positività (tab. III).
I bambini risultati positivi alla PLC sono stati
divisi in tre differenti categorie di rischio, a seconda del numero
degli item a cui erano positivi:
-
basso rischio (1 solo item positivo) 16 casi,
stima di prevalenza 6,7%;
- medio rischio (2 - 3 item positivi)
16 casi, stima di prevalenza 6,7%;
- alto rischio (>= 4 item positivi)
6 casi, stima di prevalenza 2,5%.
Le
stime di prevalenza sopra riportate, si avvicinano a quelle ottenute
da Burden e coll. nel loro lavoro di ricerca.
Commento
Circa
il 15,7% della popolazione esaminata è stata identificata
come a rischio di difficoltà di linguaggio, raddoppiando
i risultati ottenuti al CLASP dove la stima di prevalenza dei
bambini a rischio raggiungeva il 7% circa.
Il maggior numero di casi positiviä alla PLC
è da attribuirsi sia al criterio largoä
che è stato adottato in questo screening , sia al fatto
che la checklist è stata compilata dagli insegnanti anziché
dai genitori.
Eâ possibile infatti che i genitori tendano a sovrastimare
le capacità dei propri figli, ma questo non spiegherebbe
del tutto i risultati che sono stati ottenuti in questa ricerca,
considerando che il campione esaminato raggiungeva unâetà
media di 58 mesi superiore a quella dei bambini selezionati nel
CLASP.
Pertanto, date le caratteristiche della popolazione presa in considerazione,
è plausibile parlare di rischio per i bambini che frequentano
la prima sezione, mentre per quelli delle classi successive, la
presenza di risposte positive alla checklist è indicativa
di un disturbo di linguaggio conclamato.
Eâ possibile dire che per questi ultimi il rischio
câè nella misura in cui le loro difficoltà
di linguaggio possono avere delle ripercussioni nellâapprendimento
della letto-scrittura.
Da un punto di vista epidemiologico, in linea con quanto emerge
dalla letteratura e da altri studi, si può osservare che
il numero di casi positiviä tende a diminuire con
lâetà.
Se infatti in prima sezione abbiamo il 12% dei casi a rischio,
in seconda questo valore scende al 2,9% per toccare in terza sezione
lo 0,8% (tab.IV, tab. V, tab. VI).
Anche nel nostro lavoro viene pertanto confermata lâevolutività
del fenomeno indagato e la tendenza ad una riduzione progressiva
dei problemi di linguaggio con il progredire dello sviluppo (Whitehurst
& Fischel, Leonard & Sabbadini, Shriberg & Kwiatowski).
In tutte le categorie di rischio, gli item più criticiä
risultano essere lâitem 3, lâitem 10 e lâitem
11. Il meno criticoä, per tutti i gruppi, risulta
essere lâitem 6.
Ugualmente criticoä per le categorie a medio
e ad alto rischio è lâitem 1 che raggiunge rispetto
al profilo del CLASP, livelli sensibilmente più alti (Grafico
1, fig. 3).
Sia in questa indagine che in quella condotta da Burden e coll.,
i valori dellâitem 1 diminuiscono sensibilmente con il progredire
dellâetà fino a raggiungere valori uguali a zero
nel gruppo a basso rischio.
Quasi tutti i bambini ad alto rischio che hanno risposto positivamente
allâitem 3, considerato un indicatore del linguaggio espressivo
e dello sviluppo fonologico e morfosintattico, hanno riportato
valori positivi agli item 10 e 11, ugualmente correlati al linguaggio
espressivo e alla ricchezza del vocabolario posseduto dal bambino.
Câè la possibilità che le insegnanti abbiano
male interpretato il significato dellâitem 10 che, essendo
un indicatore degli aspetti pragmatici della comunicazione, si
associa più frequentemente a disturbi pervasivi dello sviluppo,
come per esempio lâautismo infantile.
I casi ad alto rischio hanno infine riportato valori maggiori,
rispetto a quelli ottenuti dai gruppi a medio e basso rischio,
negli item 7, 8, 9, che sono quelli più direttamente correlati
al linguaggio recettivo.
Ciò indica, come del resto è già stato evidenziato
in altre analoghe ricerche, che nei disturbi più severi
e più persistenti, il linguaggio viene colpito sia sul
versante recettivo che produttivo.
Il grafico 2 mostra lâandamento delle positività
nei due sessi. I valori qui riportati si discostano da quelli
ottenuti nel CLASP(fig. 2), dove le positività, in tutti
gli item, erano più alte nei maschi che nelle femmine.
Il profilo qui ricavato mostra come per alcuni item (4, 7, 8,
11), i valori siano sensibilmente maggiori nelle femmine che nei
maschi.
Si potrebbe ipotizzare, pur con molta cautela, che laddove i problemi
di linguaggio vengono riscontrati nelle femmine, pur essendo statisticamente
più diffusi tra i maschi, i quadri cui danno luogo
appaiono più compromessi.
Sarà interessante, anche ai fini di una validazione della
PLC, mettere in relazione questi dati con quelli che si potrebbero
ricavare dalla somministrazione di test di valutazione linguistica
sui bambini che hanno riportato delle positività nella
fase di screening.
I dati ottenuti al CLASP suggeriscono che quanto più alto
era il numero degli item positivi riportato da un bambino
alla PLC, tanto più frequentemente egli riportava
bassi punteggi ai test di valutazione del linguaggio.
Ciò supporta la validità della PLC , indicando che
tanto più è a rischio un bambino a 36 mesi, tanto
più persistente sarà il ritardo che in seguito coinvolgerà
in modo più severo i domini del linguaggio.
E. Bates sostiene che i cervelli non evolvono secondo un piano
prestabilito, rigidamente codificato dal codice genetico, ma la
loro evoluzione dipende dallâinterazione tra due fattori,
la maturazione e lâesperienza.
Occorre considerare che la maggior parte degli eventi di modellamento
hanno luogo entro un ristretto periodo di tempo che raggiunge
il suo massimo tra gli 8 e i 48 mesi ö precisamente il periodo
in cui il linguaggio è normalmente acquisito.
Eâ dunque indispensabile che vengano predisposti strumenti
di identificazione del disturbo linguistico e cognitivo
durante questo periodo dello sviluppo che è il momento
in cui migliore è la possibilità di intervenire
in senso preventivo (E. Bates, 1995).
Ciò al fine di favorire una migliore acquisizione di queste
competenze ed evitare che questi deficit possano avere pesanti
ripercussioni sulla qualità della vita di questi bambini.
Note
bibliografiche:
Burden
et al. (1996)The Cambridge language and speech project (CLASP).
I. Detection of language difficulties at 36 to 39 months, in Developmental
Medicine and Child Neurology, 38, 613-631
Caselli M.C .- Casadio P. (1995)Il primo vocabolario del
bambino, Guida allâuso del questionario MacArthur per la
valutazione della comunicazione e del linguaggio nei primi anni
di vita
Ed. Franco Angeli
Sabbadini G. (1995)Manuale di Neuropsicologia dellâetà
evolutiva
Ed. Zanichelli, Bologna
Shriberg L.D. e Kwiatoswski J. (1994)
Developmental Phonological Disorders I: A Clinical Profile,
Journal of Speech & Hearing Research, 37, 1100 ö 1127
(cit. in Stella, 1195)
Stella G. (1995)I disturbi del linguaggio, in Baldini L.
(a cura di) Psicologia Evolutiva e disturbi di sviluppo nellâinfanzia,
Il Pensiero Scientifico Editore
Whitehurst G.J. & Fischel J.E. (1994)Practitioner Review:
Early developmental language delay: what, if anything, should
the clinician do about it?
Journal of Child and Psychiatry, 35, 613-648
| Allegato 1)
PLC Questionario del Linguaggio per i genitori
Meno della ½
½ delle volte ¾ delle volte
Quasi sempre
delle volte ................................................................................
1) Quando il vostro bambino parla riuscite
a
1
2
3
4
capirlo?
2) Quando il vostro bambino parla viene capito
1
2
3
4
dagli altri membri della famiglia?
3) Quando il vostro bambino parla viene
capito
1
2
3
4
da un'altra persona che non è abituata al suo
Linguaggio?
4) Il vostro bambino riesce a mettere
insieme
SI
NO
tre o più parole in modo significativo?
5) Il vostro bambino è
capace di seguire una
SI
NO
doppia istruzione
(es. Prendi il cubetto,
mettilo sul tavolo)?
6) Il vostro bambino sa rispondere
alle domande
SI
NO
del tipo dove (es. Dov'è il tuo orsacchiotto)?
7) Il vostro bambino è capace
di fare una scelta
SI
NO
quando gli viene richiesto (es. Vuoi bere del
latte o del succo di frutta)?
8) Il vostro bambino è
capace di porre oggetti
SI
NO
dentro, sotto, o
sopra quando gli viene
richiesto (es.
Metti i giocattoli dentro la scatola,
Metti la tazza
sul tavolo, Metti le scarpe sotto
la sedia)?
9) Il vostro bambino ama ascoltare semplici
storie?
SI
NO
10) Ciò che il vostro bambino dice
ha di solito
SI
NO NON SICURO
significato ed è rilevante rispetto alla discussione
o alla situazione in corso?
11) Il vostro bambino sa dire più
di 50 parole?
SI
NO NON SICURO
12) Siete sicuri che il vostro bambino
non abbia mai
SI
NO NON SICURO
avuto problemi di udito, inclusi quelli transitori
che vengono e poi scompaiono nel giro di una
settimana? |
*
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sopra illustrato è possibile contattare l'autrice presso
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