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“LO STATO SCIENTIFICO
ATTUALE DEL RORSCHACH”
Piero Porcelli

Aspetti retorici della polemica anti-Rorschach

Una delle cose che più colpisce nella polemica che Wood e coll. hanno intrapreso da qualche anno contro il Rorschach è l’ostinata mancanza di imparzialità nel valutare la letteratura su questo test, e sul CS in particolare. Questo atteggiamento colpisce il lettore perché l’uso di argomentazioni pregiudiziali serve in genere a produrre discorsi di auto-conferma delle ipotesi attaccando la controparte, un atteggiamento quindi che si serve in modo retorico del linguaggio e non dei risultati e dei dati empirici per discutere sui problemi. E’ insomma un atteggiamento poco usuale nella comunicazione all’interno della comunità scientifica.
Ad esempio, nel lavoro pubblicato su Psychological Science in the Public Interest1, Wood e coll. suddividono i test proiettivi classificandoli in 5 gruppi: di associazione (Rorschach e Test della Mano), di costruzione (Disegno della Figura Umana e TAT), di completamento (i vari test di completamento delle frasi e il test di Rosenzweig sulla frustrazione), di selezione (test di Szondi) e di espressione (test dei colori di Luescher, gioco con le bambole e analisi della scrittura). Ora, non esiste alcun rationale per classificare i test proiettivi in questo modo né questa classificazione ha alcuna funzione nell’economia dell’articolo. Inoltre, il gioco con le bambole può essere considerato una tecnica di osservazione del comportamento dei bambini poiché nel gioco i bambini riproducono modelli di comportamento sociale appresi e interiorizzati o anche dinamiche vissute nel rapporto interpersonale con gli adulti. Ed infatti le bambole vengono talvolta usate per valutare probabili episodi di abuso sessuale minorile. Ma, dal punto di vista epistemologico, implicano costrutti diversi dalla proiezione e sono molto più vicini alla strange situation della Ainsworth per valutare i modelli operativi interni dello stile di attaccamento. E, ancora, in base a quale criterio i test grafologici vengono considerati proiettivi? Il sospetto è che Wood e coll. abbiano usato una tecnica adoperata nel giornalismo in cui mettere insieme nella stessa pagina di quotidiano notizie diverse suggerisce in modo latente al lettore che esista un tema comune ai vari eventi riportati. Ossia, mettere insieme test come il Rorschach o il TAT con la grafologia può indicare un comune aspetto di discredito scientifico. Ma questo modo di argomentare non ha nulla a che vedere con la conoscenza scientifica, è solo un artificio retorico.
Procedendo nella lettura dell’articolo, ci si accorge che gli autori riferiscono cose non del tutto esatte sul piano fattuale. Ad esempio, nel descrivere le istruzioni date al paziente per effettuare il Rorschach, essi scrivono a pag.31: the client is handed the cards one at a time and asked to say what each blot resembles (al cliente viene consegnata una tavola alla volta e gli viene chiesto di dire a cosa è simile la macchia). Il verbo inglese to resemble significa propriamente “esser simile a” , il che è cosa molto diversa da “sembrare” (to look like). Nessun autore ha mai indicato istruzioni al test con to resemble perché questo verbo implica che esiste un oggetto a cui le figure del Rorschach devono assomigliare, implicazione che è l’esatto contrario della natura del test. Qualche riga dopo scrivono che le risposte del soggetto vengono classificate in 3 principali categorie di siglatura: contenuto, localizzazione e determinanti. Negli 80 anni di storia del Rorschach, un solo autore ha usato soltanto 3 categorie di siglatura ed è stato lo stesso Hermann Rorschach nella monografia del 1921. Tutti gli altri autori che hanno sviluppato il test hanno definito ulteriori siglature per classificare i diversi aspetti della risposta, a volte procedendo su alcune indicazioni dello stesso Rorschach, come la qualità formale o le risposte più frequenti.
Il CS, ad esempio, ha 8 categorie principali di siglatura. Qual è il rationale per effettuare una revisione della recente letteratura su un test se poi si danno al lettore informazioni relative a 80 anni fa? Inoltre, gli autori discutono del grosso problema della variabilità delle risposte nell’interpretazione delle variabili (pagg.34-35). Si tratta effettivamente di un importante problema psicometrico poiché il Rorschach non ha un numero fisso di items (come ad esempio il MMPI) su cui poter effettuare i calcoli. Quindi sicuramente la R influisce sulla distribuzione delle altre variabili. Il tono con cui gli autori ne parlano, però, fa sì che il lettore sia portato a credere che questo sia un problema aperto per cui i rorschachisti non sappiano che pesci prendere, quando in realtà il problema è stato affrontato da tempo e sono state anche forniti dei suggerimenti per evitare che la R influenzi significativamente il valore interpretativo delle variabili . Gli autori prendono però questo dato a dimostrazione della inaffidabilità del test. Ad esempio, essi citano un lavoro di Meyer per dimostrare che la R ha una pesante influenza sui primi due fattori dell’analisi fattoriale del test. La citazione è però artatamente parziale in quanto Meyer in quel lavoro dimostrò esattamente il contrario: i due maggiori fattori (la R rientrava soprattutto nel primo fattore) lasciavano in realtà un’amplissima porzione della varianza totale non spiegata. E ciò per il semplice motivo che la natura frammentaria delle variabili Rorschach non consente di soddisfare i requisiti statistici minimi per effettuare un’analisi fattoriale. Infine, nel discutere la validità di alcuni indici del CS, gli autori hanno menzionato che un punteggio dello SCZI di > 4 indica un range patologico di schizofrenia. Né Exner né la letteratura più recente (come abbiamo visto in precedenza) fa una tale affermazione: a partire dal punteggio di 4, lo SCZI indica differenti aspetti di disturbo cognitivo e si riesce a identificare i soggetti con psicosi solo con un punteggio molto elevato di 5 o 6 su 6 items. Ciò che è peggio è che Wood discusse questo aspetto dello SCZI in mailing list internazionale sul Rorschach in Internet almeno un anno prima della pubblicazione dell’articolo e, in quell’occasione, furono in molti a sottolineare che stava interpretando in modo errato il punteggio dello SCZI. Come mai questa notazione non è stata corretta quando l’articolo è stato successivamente pubblicato?
Il senso generale che se ne ricava è che certe forzature hanno, nelle intenzioni del gruppo di Wood, lo scopo di usare retoricamente i dati della letteratura per convincere il lettore della validità delle proprie tesi. Ciò potrebbe giustificare come mai l’enorme quantità di dati empirici sul Rorschach e sul CS non riceve la dovuta attenzione da parte di Wood e coll. nel discutere criticamente i limiti psicometrici di un test. E spiega anche perché i lavori del gruppo di Wood sono stati sempre e solo di review, senza mai aver mai prodotto un lavoro scientifico in cui hanno sottoposto personalmente a verifica empirica una propria tesi con rigore metodologico. In una parola, quindi, le argomentazioni di Wood e coll. sono molto vicini a ciò che gli anglosassoni chiamano bad science.

Le critiche al Rorschach

Evidenze empiriche
sul Rorschach

Aspetti retorici della
polemica anti-Rorschach

Conclusioni

Bibliografia