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“LO STATO SCIENTIFICO
ATTUALE DEL RORSCHACH”
Piero Porcelli

Evidenze empiriche sul Rorschach

I 5 punti precedenti caratterizzano il CS, come dimostrato da un ampio numero di ricerche empiriche e di reviews. La somministrazione (punto a) è del tutto standardizzata nel CS per quanto riguarda tutti i passaggi: preparazione del soggetto, setting, istruzioni di base, comportamento dell’osservatore e modalità di conduzione della fase di inchiesta2, . L’interpretazione degli indici del CS viene fatta fondamentalmente su base attuariale (punto e), confrontando i valori ottenuti dal soggetto con quelli stratificati sociodemograficamente della popolazione generale (N=600), di vari gruppi clinici (schizofrenia, depressione maggiore, disturbi del comportamento e del carattere; N=815) e di 1390 bambini e adolescenti divisi per fasce di età dai 5 ai 16 anni2,10. La parte più dibattuta è invece relativa ai dati su attendibilità (punti b e c) e validità (punto d).
Per quanto riguarda l’attendibilità inter-osservatore ( ), i dati forniti da Exner2 sono stati confermati in altre indagini. Ad esempio, recentemente Acklin et al hanno trovato eccellenti valori di interrater agreement esaminando protocolli di un campione psichiatrico e di soggetti sani. In particolare, gli autori hanno esaminato la reliability a due livelli: a livello della singola risposta (misura in cui due osservatori siglano allo stesso modo una risposta in maniera significativamente diversa dal caso), il 75% delle 88 sigle del CS considerate nello studio sui soggetti non-clinici e ben il 91% sui pazienti psichiatrici ha ottenuto un livello di attendibilità eccellente (k>0.80) e sostanziale (k fra 0.61 e 0.80); a livello del protocollo (convergenza della siglatura di due osservatori sugli indici composti derivate dalle sigle), l’84% delle 82 variabili considerate sui soggetti non-clinici e il 91% sul campione psichiatrico ha ottenuto un livello di attendibilità eccellente (ICC>0.80) e sostanziale (ICC fra 0.61 e 0.80). L’importanza dell’attendibilità inter-osservatore è tale che una rivista specializzata come il Journal of Personality Assessment – rivista ufficiale della Society for Personality Assessment – richiede di dichiarare il livello di reliability ottenuto da una ricerca Rorschach e accetta dal 1991 solo lavori con almeno l’80% di accordo . Per quanto riguarda l’attendibilità nel tempo, in soggetti adulti non-clinici si presuppone che le sigle del CS siano altamente stabili nel tempo essendo il Rorschach uno strumento di assessment dei tratti di personalità. I dati ottenuti a 3 settimane ed a 3 anni sono impressionanti, con la maggior parte delle sigle del CS con coefficienti di correlazione superiori a 0.70, con punte dello 0.87 per il movimento umano (M).
La questione della validità è il cuore del problema. Le ricerche sono numerosissime ed è quasi impossibile darne un resoconto completo in questo spazio. Si tratta però di un punto delicato. Da un lato, infatti, il Rorschach è per sua natura uno strumento multi-tratto, quindi non si può stabilirne la validità globale: vi sono costrutti psicologici per cui è stata dimostrata una sufficiente validità ed altri per cui i dati sono insufficienti. Dall’altro lato, però, come sa chi usa clinicamente il Rorschach, l’interpretazione del test ha una propria caratteristica “olistica” per cui non si può mai interpretare come evidenza di un costrutto (sindrome psicopatologica, disturbo di personalità, ecc) la presenza di un singolo indice nel range “patologico”. Il test viene sempre interpretato nell’insieme mentre la ricerca deve naturalmente andare in senso riduzionistico opposto e valutare ciascuna singola variabile. Tendendo conto di questo aspetto della questione, prenderemo in considerazione alcune ricerche particolarmente importanti sulla validità del Rorschach, rimandando alla review generale di Don Viglione (inclusa in traduzione italiana nel volume in corso di stampa dalla Erickson) che ha passato in rassegna gli articoli pubblicati sulle 5 maggiori riviste internazionali di assessment psicologico nel periodo 1977-1997, selezionando solo i lavori che rispondevano a precisi e ristretti criteri di qualità.
Numerose ricerche hanno evidenziato una sostanziale validità di costrutto e di criterio ( ) per molte variabili del CS. Ad esempio, negli studi sulla attendibilità test-retest delle sigle, Exner ha trovato che solo due sigle avevano un coefficiente di correlazione sostanzialmente basso (circa 0.30), a differenza di tutte le altre sigle: il movimento inanimato (m) ed il chiaroscuro diffuso (Y). Una serie di ricerche ha confermato che m e Y aumentano in concomitanza di esperienze stressanti, indicandone pertanto il valore di valutazione di stress situazionale. Un aumento significativo di queste due sigle è stato registrato in allievi paracadutisti la sera precedente il loro primo lancio in confronto al Rorschach somministrato una settimana dopo , in veterani della Guerra del Golfo con disturbo da stress post-traumatico ed in studenti universitari a cui era stata sperimentalmente somministrata d-amfetamina (0.2-0.4 mg/kg) in confronto con placebo, a differenza delle scale del Profile of Mood States (POMS) che non avevano subito alcun cambiamento . Su un altro versante, è stato dimostrato che un insieme di variabili derivate dal CS (Dramatic Contents = MOR+AG+Bl+Ex+Sx) è in grado di differenziare e predire i soggetti che tendono a simulare psicopatologia psicotica (faking bad)
Molto interessanti, dal punto di vista clinico, sono gli outcome studies, ossia le ricerche che evidenziano la capacità di alcune variabili di predire l’esito di un evento. Uno degli indici più recenti introdotti nel CS, ad esempio, è la Human Experience Variable (HEV) in cui vengono differenziate la qualità delle rappresentazioni umane e delle interazioni intersoggettive in accurate, organizzate, globali, benevole, collaborative e realistiche (Good Human Representations, GHR) verus distorte, disorganizzate, parziali, confuse, danneggiate e irrealistiche (Poor Human Respresentations, PHR)10. La HEV include sigle e tipi di siglatura che riassumono varie scale e indici descritti in letteratura nei decenni scorsi e che hanno ampiamente dimostrato di essere congruentemente associate a diversi fattori di salute e disadattamento psicologico, come il disturbo di deficit dell’attenzione, relazioni di dipendenza interpersonale, predizione di disturbi di adattamento, disturbi borderline di personalità, comportamenti sessuali a rischio in ragazze adolescenti (per una descrizione di questi studi, rimandiamo alla review di Viglione16).
La HEV rientra in un altro importante indice clinico del CS, l’Ego Impairment Index (EII), originariamente validato da William Perry e Don Viglione e su un campione eterogeneo di pazienti schizofrenici diagnosticati in base ai criteri del DSM-III-R all’interno di un progetto di ricerca sulla schizofrenia del National Institute of Mental Health (NIMH) . L’EII è composto da una serie di variabili pesate e relative a fattori di disfunzioni importante della personalità, come l’accuratezza percettiva e l’esame di realtà (FQ minus), i disturbi del pensiero (Cognitive Special Scores), ideazione a contenuto primitivo (Critical Contents) e qualità delle rappresentazioni umane e delle relazioni interpersonali (M minus, GHR, PHR). L’EII non solo è risultato significativamente correlato in senso positivo con le scale cliniche 6, 8 e 9 del MMPI e con la Magical Ideation Scale per la severità delle disfunzioni ideative nella schizofrenia ed in senso negativo con la scala Ego Strenght del MMPI, ma è in grado di differenziare significativamente sottogruppi di schizofrenia di tipo paranoide e misto disorganizzato+indifferenziato21. Inoltre, l’EII è risultato esser in grado di predire in modo significativo gli esiti del trattamento antidepressivo in pazienti ambulatoriali con disturbo depressivo maggiore di tipo melancolico . In particolare, ha evidenziato correlazioni significative a 3, 6 e 9 mesi con la valutazione dei sintomi cognitivi e somatici della depressione maggiore valutati con il Beck Depression Inventory e la Carroll Rating Scale, una scala per sintomi somatici depressivi derivata da quella classica di Hamilton. Gli autori hanno proseguito in follow-up lo studio sui pazienti con depressione melancolica ed hanno trovato che l’EII è una effettiva misura di una componente centrale della personalità depressiva per l’elevatissima correlazione (r = 0.68, p < 0.01) trovata a distanza di 5 anni. Cosa interessante, l’EII sia al baseline che al follow-up a 5 anni è risultato significativamente associato ad una scala di valutazione dell’adattamento psicosociale (RAND-36), a differenza della scala di Beck che non ha mostrato alcuna correlazione significativa con l’adattamento psicosociale . Infine, l’EII è risultato associato a deficit di elaborazione delle informazioni valutate con compiti sperimentali in pazienti schizofrenici e indipendente da stati mentali alterati indotti da sostanze come la d-amfetamina19 in soggetti sani.
Un’altra linea di ricerca che ha evidenziato una sostanziale validità delle variabili Rorschach è quella intrapresa nel decennio scorso dal gruppo di Meloy e Gacono sui disturbi violenti del comportamento e la personalità antisociale . Il profilo della personalità antisociale è emerso come caratterizzato a una percezione del Sé patologicamente narcisistica, grandiosa ed egocentrica (punteggi elevati di Fr+rF, Egocentricity Index e W:M), profondo disinteresse per le altre persone (bassi valori di Pure H), incapacità di relazioni intime di attaccamento (T=0), tratti aggressivi e oppositivi cronici (elevati valori di S), mancanza di rimorso e sensi di colpa (V=0) e basso livello di stress soggettivo (bassi valori di Y). Inoltre, essi hanno elaborato un sistema di sottoclassificazione delle risposte aggressive di bassa face validity ma dotato di elevata attendibilità inter-osservatore ed in grado di differenziare soggetti con gravi comportamenti violenti da soggetti con devianze comportamentali non aggressive, in quanto individui con disturbo antisociale di personalità non mostrano un aumento significativo di contenuti manifestamente aggressivi, sia per la possibilità di simulazione che per la scarsa consapevolezza delle proprie istanze aggressive25. I risultati di Meloy e Gacono consentono anche di differenziare in modo più sottile i diversi aspetti della personalità antisociale.
Ad esempio, soggetti con severi disturbi comportamentali e psicopatia possono essere attendibilmente differenziati dai soggetti non-psicopatici con disturbi comportamentali per il numero di risposte di riflesso (in un rapporto di circa 3:1) ma il dato deve essere “corretto” per altre variabili sia Rorschach che extra-Rorschach. Infatti soggetti antisociali e psicopatici possono avere un basso numero di risposte di riflesso se producono protocolli Rorschach con Lambda (proporzione di risposte di forma pura) elevato e basso numero di risposte (per cui si abbassa il base rate atteso delle risposte di riflesso) ed hanno bassi valori di QI . Uno degli elementi più importanti delle ricerche sulla personalità antisociale è che il Rorschach riesce ad esser più utile a scopo diagnostico dei questionari etero-somministrati. Infatti, soggetti con personalità psicopatica sono caratterizzati anche da tratti di personalità non evidenti nel comportamento manifesto. Una delle scale più usate per valutare la presenza di psicopatia è la Psychopathy Checklist (PCL) di Hare. La PCL consiste è una intervista semistrutturata di 20 item con risposte su una scala Likert a 3 punti suddivisa in due principali fattori (“narcisismo aggressivo” e “comportamento antisociale cronico”). Questa scala, benché molto usata, ha molti problemi pratici: richiede molti colloqui clinici per poter essere compilata, necessita di informazioni desunte da fonti esterne al colloquio individuale e non riesce a discriminare i simulatori. In uno studio recente , è stato trovato che alcune ben selezionate variabili del Rorschach CS riescono a individuare adolescenti violenti con psicopatia severa in base alla combinazione di due indici (Fr+rF elevato e T=0) con minore dispendio di tempo della somministrazione della PCL.
Il CS comprende alcuni indici composti da più variabili per formare costellazioni significativamente associate a gruppi clinici nel campione normativo su cui è stato sviluppato il sistema di Exner. Tre di questi indici speciali riguardano la schizofrenia (Schizophrenia Index¸ SCZI), la depressione (Depression Index, DEPI) ed il rischio di suicidio (Suicide-Constellation, S-CON).
Lo SCZI comprende 6 items di variabili del CS relativi a due componenti centrali e specifiche del costrutto di schizofrenia: distorsione nell’elaborazione delle informazioni e disturbi del corso del pensiero. Exner ha riportato che nel suo campione il valore di SCZI = 6 identifica correttamente l’80% degli schizofrenici. Recentemente uno studio finlandese ha evidenziato una impressionante capacità diagnostica dello SCZI confrontando pazienti con schizofrenia e depressione grave (disturbo bipolare, depressione psicotica, depressione non psicotica) al primo episodio, oltre i soggetti sani, con sensibilità (individuazione dei veri positivi) di 0.70 in confronto a tutti i gruppi e specificità (individuazione dei veri negativi) da 0.87 (versus bipolari e depressi psicotici) a 1.00 (versus soggetti sani). In una review degli studi pubblicati sullo SCZI, Jorgensen et al hanno evidenziato che la maggior parte della letteratura indica che lo SCZI riesce a identificare correttamente disturbi psicotici in senso ampio e meno efficacemente la schizofrenia. Tuttavia, in una review di lavori pubblicati su 3 riviste di assessment nel decennio 1980-1991, Ganellen ha confrontato lo SCZI con le scale cliniche per la schizofrenia di due fra i test di personalità self-report più usati, MMPI (Scale 8 e 6) e Millon Clinical Multiaxial Inventory II (MCMI-II) (scale Thought Disorder e Delusional Disorder). L’indice del CS è risultato molto più sensibile (0.82) e specifico (0.90) nell’identificare pazienti schizofrenici e psicotici, con un elevato overall correct classification rate (0.89), rispetto al MMPI (sensibilità = 0.69, specificità = 0.34, overall correct classification rate = 0.44) a MCMI-II (sensibilità = 0.32, specificità = 0.74, overall correct classification rate = 0.60). Ancora, lo SCZI ha mostrato elevata attendibilità, consistenza interna e validità di costrutto applicato ad una popolazione infantile (5-12 anni) in cui la diagnosi di disturbo psicotico è difficilissima con metodi di osservazione clinica del comportamento o scale auto-somministrate . Infine, uno studio molto interessante ha esaminato l’efficacia diagnostica dello SCZI nel differenziare pazienti psicotici da pazienti con disturbi di personalità di Asse II del DSM-IV. Lo SCZI si è riuscito a predire l’appartenenza dei soggetti ai gruppi “psicosi” versus “disturbi di personalità” in maniera accurata. Se inteso come punteggio continuo, il primo cutoff (SCZI=4) ha differenziato i gruppi clinici dai soggetti sani mentre con cutoff più alti (SCZI=5/6) si riesce a differenziare i soggetti psicotici dai disturbi più severi di personalità (borderline e cluster A). Infine, gli items positivi riguardanti l’inaccuratezza percettiva sono risultati comuni agli psicotici ma anche a molti pazienti con disturbi di personalità mentre gli items positivi riguardanti i disturbi del corso del pensiero specifici soltanto del gruppo psicotico.
Il DEPI comprende 7 items di variabili associate a fattori congruenti con il costrutto di depressione di tipo cognitivo, affettivo e interpersonale. La review di Ganellen31 di confronto fra DEPI, MMPI e MCMI-II, ha evidenziato che l’indice del CS è sensibile quanto le altre scale (0.75-0.80) ma molto più specifico (0.81) e con elevato overall correct classification rate (0.79), rispetto al MMPI (specificità = 0.54, overall correct classification rate = 0.59) a MCMI-II (specificità = 0.51, overall correct classification rate = 0.68). Questi risultati sono stati supportati ulteriormente dallo studio finlandese28 in quanto il DEPI è riuscito a identificare correttamente pazienti con depressione non-psicotica rispetto ai depressi psicotici. La parziale capacità diagnostico-differenziale del DEPI è stata riscontrata anche in altre review come quella di Jorgensen et al30 e di Viglione16 che esprimono cautela nell’impiego clinico del DEPI come evidenza di depressione maggiore. Resta tuttavia che il DEPI individua soggetti con problemi depressivi clinicamente significativi, in misura anche superiore ai risultati bassissimi delle scale self-report, come quella di Beck o le scale di depressione del POMS e del MMPI, per simulazione di benessere psicologico (poor low-end specificity) .
Il S-CON include 12 items di variabili del CS selezionate in modo empirico fra quelle maggiormente discriminanti la predizione di suicidio, dopo aver controllato per la presenza di disturbo depressivo maggiore e schizofrenia. Gli studi di predizione sul suicidio sono molto complessi sia per il basso tasso di base (base rate) del suicidio nella popolazione che per la definizione stessa dell'evento. Exner ha sviluppato questo indice considerando una serie di fattori di definizione dell’evento, quali la strategia impiegata (ad es. usare armi esplosive o ingerire barbiturici ha differenti probabilità di successo) o il tempo necessario per essere salvato (saltare da piani altissimi di un palazzo o tagliare le vene dei polsi implica una diversa quantità di tempo per essere soccorsi). Egli ha quindi trovato che un cutoff di 8 o più identifica il 75% di suicidi riusciti ma anche che vi sono molti falsi positivi. I dati sull’accuratezza diagnostica del S-CON sono stati poi replicati da altri studi come quelli di Arffa e di Silberg e Armstrong . Recentemente, Fowler et al hanno studiato la capacità dell’indice di predire anche i tentativi di suicidio non riusciti ma quasi letali dai tentativi parasuicidari sulla base di indici quali il tipo di comportamento suicidario adottato, la probabilità che l’atto suicidario potesse essere interrotto o la tossicità della eventuale sostanza ingerita. Essi hanno messo a confronto 104 pazienti ricoverati presso l’Austen Riggs Center di Stockbridge (Massacchussets) divisi in 3 gruppi di suicidio quasi-letale, parasuicidio e non-suicidio (altri pazienti non suicidari). Il risultato è stato che un punteggio di 7 o più al S-CON ha elevata sensibilità (0.70), specificità (0.87) e overall correct classification rate (0.79) nel predire il comportamento suicidario quasi-letale. Il dato importante è che il S-CON risulta più efficace nella predizione della Beck Hopelessness Scale che viene considerata come uno fra i test maggiormente predittivi del suicidio. Il S-CON è quindi un indice molto potente nel predire un comportamento estremo, grave e raro nella popolazione, anche se ha un tasso di falsi positivi elevato. Però, come sostiene Viglione16, la natura di questo comportamento ed il beneficio ottenuto da una corretta predizione sono tali da poter benissimo tollerare il costo di una probabilità elevata di falso positivo.
In conclusione, una quantità di studi ha evidenziato come il CS sia dotato delle fondamentali caratteristiche psicometriche per legittimare il Rorschach fra i test di personalità scientificamente validi. La sua inferiorità scientifica rispetto al MMPI asserita dal gruppo di Wood è priva di fondamento. Ad ulteriore dimostrazione di ciò, Hiller et al hanno effettuato recentemente una meta-analisi dei lavori pubblicati nel periodo 1977-1997 per valutare la validità di criterio di MMPI e Rorschach, includendo nel modello finale, dopo adeguati criteri di selezione, 31 lavori con il MMPI e 34 lavori con il Rorschach, su oltre 6000 lavori pubblicati. Essi hanno trovato che i due test hanno coefficienti di validità simili, r = 0.30 per il MMPI ed r = 0.29 per il Rorschach. In particolare, però, i due test hanno mostrato differenti performance a seconda del tipo di criterio contro cui sono stati validati. Il MMPI ha mostrato maggiori coefficienti di validità del Rorschach in studi che hanno utilizzato diagnosi psichiatriche e scale self-report come variabili di criterio esterno, molto probabilmente per una varianza intrinseca comune alle scale auto-somministrate e alle diagnosi psichiatriche generalmente effettuate sulla base di questionari auto-somministrati. Il Rorschach ha mostrato invece maggiori coefficienti di validità del MMPI in studi che hanno utilizzato variabili oggettive, come la predizione di outcomes ben identificati o comportamenti manifesti. Il che non deve sorprendere poiché la diversa natura dei due test, pur rendendoli ugualmente validi, implica un differente ambito clinico di utilizzazione. Pertanto, entrambi i test risultano validi, purché al clinico che li utilizza siano chiari gli scopi precisi per cui ha utilizzato uno dei due o entrambi.

Le critiche al Rorschach

Evidenze empiriche
sul Rorschach

Aspetti retorici della
polemica anti-Rorschach

Conclusioni

Bibliografia