“LO STATO SCIENTIFICO
ATTUALE DEL RORSCHACH”
Piero Porcelli
Le critiche
al Rorschach
Chi conosce la storia del Rorschach sa che il test ha mai avuto una
vita lineare e tranquilla. Dopo una partenza incerta, in seguito alla
pubblicazione di Psychodiagnostik da parte di Hermann Rorschach nel
1921, il test ha avuto un primo periodo di splendore e ottimismo negli
anni ‘30-’50 in cui sono state pubblicate le opere fondamentali
e ancora largamente studiate di Klopfer, Rapaport, Schafer, Holt,
Beck, Piotrowski, Hertz. Negli anni ‘60-’70, è
stato invece aspramente criticato ed accusato di fornire interpretazioni
impressionistiche e falsate a causa della totale invalidità
dei metodi proiettivi. Jensen scrisse addirittura che il tasso di
crescita della psicologia clinica può essere misurato dalla
distanza rispetto al test di Rorschach . In Europa le critiche sono
state meno aspre e “spostate” di qualche anno. Il Rorschach
infatti è stato largamente interpretato secondo il modello
psicodinamico il quale ha conosciuto, a sua volta, una crisi che qui
è iniziata successivamente a quanto accaduto negli Stati Uniti.
Dalla metà degli anni ’70, come dicevamo prima, il Rorschach
ha subito un’accelerazione mai conosciuta prima grazie al lavoro
del gruppo di Exner con la fondazione del CS che è diventato
quasi lo standard del Rorschach, soprattutto negli USA ma che si sta
diffondendo anche in Europa grazie alla fondazione della European
Rorschach Association for the CS. Dalla seconda metà degli
anni ’90, il gruppo di James Wood (University of Texas) ha prodotto
una serie di lavori di review (ma mai un lavoro empirico di dimostrazione
autonoma delle proprie tesi) in cui il Rorschach e soprattutto il
CS è stato ampiamente criticato, a partire dalla review del
1996 . Dal 1996 ad oggi, vi sono state 4 repliche in sezioni speciali
di 4 riviste: Psychological Science nel 1996, Psychological Assessment
nel 1999, Journal of Clinical Psychology nel 2000 e Journal of Personality
Assessment, nell’ultimo numero (vol.76, n.3, 2001).
Le critiche del gruppo di Wood si concentrano essenzialmente su 3
punti. Primo, i test proiettivi in generale non hanno alcuna caratteristica
di affidabilità e validità per cui i risultati che ne
derivano sono largamente inquinati da soggettività, pregiudizio
e impressionismo. Ne deriva che il loro uso deve essere fortemente
scoraggiato in tutte le loro applicazioni ed in qualsiasi setting
ed il loro impiego drasticamente ridimensionato nella formazione dello
psicologo. Secondo, i test cosidetti obiettivi di personalità
sono scientificamente superiori ed affidabili poiché vengono
generalmente sviluppati su un fondamento empirico, hanno una base
attuariale (cioè psicometricamente e statisticamente accurata)
e sono meno dipendenti dalla teoria. Ad esempio, il profilo risultante
dal MMPI non ha alcun riferimento a teorie e modelli di psicopatologia
in molte sue scale essendo frutto di elaborazioni statistiche di dati
empirici. Terzo, il CS si basa su un colossale fraintendimento: dare
status scientifico ad un test proiettivo che, per il modo in cui è
costruito e per la sua stessa natura, non può dimostrare alcuna
garanzia di scientificità. Pertanto, i risultati delle ricerche
Rorschach effettuate con il CS non possono che essere inconcludenti.
I lavori di review di Wood e coll. hanno tutti questa base di partenza,
anche se non sempre esplicitata. Dunque, il lettore che si avvicina
per la prima volta ad un articolo del gruppo di Wood, come quello
de Le Scienze, senza conoscere il retroterra su cui si basa può
esser fuorviato dalla non esplicitazione degli assunti di base.
Per il primo punto (i test proiettivi sono pre-scientifici), bisogna
considerare brevemente cos’è un test proiettivo. Com’è
noto, il termine “proiettivo” viene qui usato in modo
diverso da quello tradizionale freudiano, da cui pure deriva. Freud
considerava la proiezione come un meccanismo di difesa mediante cui
il soggetto attribuisce inconsciamente ad oggetti (in senso analitico)
esterni vissuti, fantasie, pulsioni, ecc. che non riesce a riconoscere
in sé stesso; meccanismo primitivo in senso psico-evolutivo
e quindi massicciamente usato da bambini e schizofrenici.Il termine
viene invece usato nella psicologia dell’assessment secondo
il significato che gli diede in origine Frank , secondo cui i test
proiettivi, essendo composti da stimoli non strutturati, consentono
di evidenziare aspetti di personalità grazie al fatto che il
soggetto fornisce senso e significato a stimoli non strutturati. Si
tratta quindi un fattore strutturante di completamento degli stimoli,
di assimilazione alle caratteristiche soggettive, di “appercezione”.
Esempi lampanti di questa definizione sono il TAT o il test del disegno
(figura umana, famiglia, libero, ecc.) per i quali lo stimolo è
solo una scena definita ma su cui il soggetto deve “inventare”
una storia coerente (TAT) o consiste solo nella consegna di disegnare
ex novo un certo oggetto.
Il Rorschach è stato tradizionalmente considerato un test proiettivo,
al contrario di quello che ne pensava lo stesso autore. Le ragioni
di questa classificazione del Rorschach sono tante e complesse, e
vanno oltre lo scopo di questo lavoro. Diciamo solo che oggi il Rorschach
non è considerato un test proiettivo per almeno due motivi.
Il primo è di natura storica. E’ stato recentemente scoperto,
nel corso dei lavori di impianto del Rorschach Museum che ha sede
a Berna, che Rorschach non ha prodotto le figure come si è
sempre pensato (macchie causali di inchiostro su un foglio poi ripiegato
in due) ma le ha personalmente disegnate con pennello e colori avendo
a modello macchie causali e le ha ripetutamente ritoccate per dar
loro una certa conformazione (il che è all’origine delle
risposte Popolari) . Il secondo motivo è di natura teorica
(anche se discende da quello fattuale precedente): le figure del Rorschach
non sono stimoli non strutturati – e quindi da completare in
senso proiettivo – ma sono abbastanza strutturati, tanto che
alterare sperimentalmente colori, forma e orientamento della figura
produce cambiamenti significativi nel tipo di risposta2. Includere
il Rorschach fra i test proiettivi senza alcuna specificazione, come
fanno Wood e coll., è pertanto da considerare un’operazione
ideologica e scorretta.
Per il secondo punto (solo i test obiettivi sono scientifici), la
storica distinzione fra test obiettivi e test proiettivi è
basata su un vecchio e superato criterio secondo cui è la natura
dello stimolo e non del compito a determinare la natura del test.
Ciò ha sempre sottinteso la differenziazione ideologica che
test come il MMPI sono fattuali e precisi mentre test come il Rorschach
sono teorici e imprecisi. Basti solo pensare, però, a quanto
può essere soggettivamente interpretato il contenuto di moltissimi
items del MMPI o a quanto materiale “personale” c’è
in molte risposte al subtest di Analogie della WAIS per rendersi conto
dell’artificiosità di questa separazione fra tipi di
test. In realtà, una distinzione più seria è
quella proposta da Meyer fra test auto-somministrati, come il MMPI
o la scala di Beck per la depressione, e test di performance basati
sulla valutazione delle strategie e dei contenuti impiegati dal soggetto
per risolvere il problema assegnatoli, che può essere la definizione
di un termine (subtest Vocabolario della WAIS) o la scelta di rappresentazioni
mentali che ritiene più congruenti con una figura poco definita
(tavole Rorschach). Le differenze fra i due tipi di test riguardano
questioni sostanziali e rilevanti per l’assessment, come il
range di opzioni possibili (minimo nel MMPI e amplissimo nel Rorschach)
o la natura del compito (manifestare aspetti consci dell’immagine
di sé nel MMPI e aspetti inconsapevoli della propria personalità
nel Rorschach) o lo scopo dell’assessment (sintomi e vissuti
manifesti nel MMPI e aspetti di personalità non sempre evidenti
nel comportamento manifesto nel Rorschach). La presunta superiorità
dei test cosidetti obiettivi dichiarata da Wood e coll. è pertanto
indimostrata.
Per il terzo punto (il CS non garantisce alcuna scientificità
del Rorschach), tutto ciò che si può dire – come
documentato nelle reviews di risposta alle critiche del gruppo di
Wood pubblicate nelle 4 riviste di cui parlavamo prima dal 1996 ad
oggi – è che Wood e coll. citano gli studi in modo molto
selettivo e parziale: solo alcuni che confermano le proprie tesi e
solo alcuni dei risultati emersi dalle ricerche. Se si prende l’insieme
della letteratura pubblicata negli ultimi 20-30 anni, emerge chiaramente
che il CS ha consentito al Rorschach di passare dallo status di metodo
di osservazione (ossia di situazione grazie alla quale è possibile
osservare alcune caratteristiche del soggetto) a quello di test psicometricamente
fondato, che implica
(a) una somministrazione standardizzata ed uniforme;
(b) una siglatura attendibile con inclusione di sigle che abbiano
un elevato coefficiente di interrater reliability;
(c) una attendibilità test-retest molto elevata, con coefficienti
di correlazione di oltre 0.70 per la maggior parte delle sigle e degli
indici del CS;
(d) una buona validità convergente e divergente oltre che di
costrutto per gran parte degli indici del CS, cosa di per sé
sorprendente vista la natura di bassissima face validity delle tavole
Rorschach in rapporto a costrutti come depressione o disturbi cognitivi;
(e) una base normativa di dati della popolazione generale e di specifici
gruppi clinici su cui fondare l’interpretazione dei risultati.
Fra le tante review sul CS pubblicate di recente, si può rimandare
a quella di Irving Weiner del 1997 .
Nell’esaminare le critiche di Wood e coll. al CS, bisogna distinguere
i contenuti dallo scopo, ossia esaminare separatamente il merito di
quanto affermano dallo scopo a cui mirano e verso cui impostano retoricamente
la discussione.
Le critiche
al Rorschach
Evidenze empiriche
sul Rorschach
Aspetti retorici
della
polemica anti-Rorschach
Conclusioni
Bibliografia